Cucchi, chieste condanne ai carabinieri: “Presi in giro per 6 anni”

Chiesti fino a sette anni di reclusione per otto carabinieri, accusati di depistaggi, falso, calunnia e omessa denuncia

Stefano Cucchi, ucciso a Roma nel 2009 – Ansa Foto –

La Procura di Roma ha chiesto condanne molto pesanti per gli otto carabinieri imputati nel processo sui presunti depistaggi dopo la morte di Stefano Cucchi avvenuta a Roma il 22 ottobre 2009. “Un intero Paese e’ stato preso in giro per sei anni”, ha dichiarato nella sua requisitoria il Pubblico Ministero Giovanni Musarò, che ha inoltre dichiarato: “E’stato un processo lungo e difficile”.

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La richiesta più pesante è stata fatta ai danni del Generale dei Carabinieri Alessandro Casarsa, per il quale la pubblica accusa ha chiesto ben sette anni. Oltre ai lui sono imputati anche  Francesco Cavallo (per il quale la Procura sono stati chiesti 5 anni e mezzo), Luciano Soligo (per lui la Procura ha invece chiesto 5 anni), Luca De Cianni (5 anni), Tiziano Testarmata (4 anni), Francesco Di Sano (3 anni e 3 mesi), Lorenzo Sabatino (3 anni) e Massimiliano Colombo Labriola (1 anno).

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La vicenda risale al 2009. Cucchi fu picchiato in caserma dopo l’arresto della notte tra il 15 e il 16 ottobre del 2009 e deceduto sei giorni dopo all’ospedale Pertini. Il pm ha evidenziato le “inaccettabili ingerenze” sulle perizie medico legali, le “intimidazioni” esercitate su chi nel corso delle indagini ha detto la verità. Il magistrato ha anche voluto ricordare il giudice Giulia Cavallone, che per prima si è occupata del processo fino alla scomparsa prematura, nell’aprile del 2020. La requisitoria, conclusa oggi, era iniziata nell’udienza del 17 dicembre.

“Un depistaggio ostinato”

Striscioni nella curva della Lazio dedicati a Stefano Cucchi – Getty Images –

Agli imputati, a seconda delle varie posizioni, vengono contestati i reati di falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia. Il pm Giovanni Musarò ha chiesto per Casarsa, Cavallo, De Cianni e Soligo l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione di cinque anni per Di Sano, Sabatino e Testarmata. Il magistrato ha sostenuto che “l’attività di depistaggio è stata ostinata, a tratti definirei ossessiva”.