Novavax, a inizio anno in arrivo in Italia un nuovo vaccino proteico

La Commissione Europea ha autorizzato il vaccino di Novavax, il primo a utilizzare proteine ricombinanti. Ma gli effetti collaterali non sono esclusi

Via libera dalla Commissione Europea al vaccino anti-Covid Nuvaxovid, prodotto da Novavax. Si tratta del quinto vaccino autorizzato in Europa, dopo l’ok definitivo del Comitato tecnico per i medicinali a uso umano dell’Ema. Le prime dosi dovrebbero arrivare nei primi mesi del 2022 e, per questo primo trimestre, gli Stati membri avrebbero già ordinato circa 27 milioni di dosi. “Con l’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata, Novavax sarà in grado di consegnare fino a 100 milioni di vaccini Covid-19 nell’Ue a partire dal primo trimestre del 2022”, si legge nella nota della Commissione Europea. Altri 100 milioni di dosi possono essere acquistate nel corso del 2022 e del 2023.

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Si tratta di un vaccino diverso dagli altri, che utilizza la tecnologia delle proteine ricombinanti. L’autorizzazione è arrivata dopo l’analisi dei risultati di due test clinici che hanno dato buoni risultati specie considerando che, durante la fase di sperimentazione, erano in circolo le varianti alfa e beta del coronavirus. Per quanto riguarda gli effetti collaterali, sono stati registrati effetti limitati e di breve durata, come dolore nel punto dell’iniezione, dolore muscolare, stanchezza, mal di testa.

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Nuvaxovid soddisfa i criteri Ue per efficacia, sicurezza e qualità. Il primo studio è stato condotto in Messico e negli Stati Uniti, riscontrando una riduzione del 90,4% del numero di casi sintomatici di Covid-19 da 7 giorni dopo la seconda dose. Il secondo studio, condotto nel Regno Unito, ha mostrato un’efficacia del vaccino all’89,7%. Insieme, i risultati dei due studi mostrano un’efficacia del vaccino per Nuvaxovid di circa il 90%. Attualmente, però, sono disponibili dati limitati sull’efficacia contro la variante Omicron. “Il ceppo originale di SARS-CoV-2 e alcune varianti preoccupanti come Alpha e Beta erano i ceppi virali più comuni in circolazione quando gli studi erano in corso. Attualmente sono disponibili dati limitati sull’efficacia di Nuvaxovid contro altre varianti preoccupanti, incluso Omicron“, si legge in una nota dell’Agenzia.