ESCLUSIVA – Oliveira: “Cagliari, ci vuole rispetto. Si gioca per la città!”

L’ex attaccante rossoblù commenta il grave momento della squadra di Mazzarri: “Mi dispiace tantissimo, ci vuole fame soprattutto nelle gare in casa. Un atteggiamento così non è accettabile. I giocatori non ci stanno con la testa”.

Luís Oliveira
Luís Oliveira durante un Cagliari-Perugia con anche Nakata protagonista: “Ci vuole fame nelle gare in casa” (Getty Images)

Disastro Cagliari. Una città in fermento, una società furiosa, dei calciatori che invece sembrano non accorgersi di quanto sia diventata preoccupante la situazione. “Alcuni non sono degni di questa maglia, li metteremo fuori rosa”, ha tuonato ieri il ds rossoblù Capozucca. Sostenuto da fuori da Luís Oliveira, ex talmente grande da essere inserito nella hall of fame del club. La redazione di notizie.com l’ha contattato in esclusiva per un commento sul momento complicatissimo: “No, non si può giocare così con la salvezza in ballo!”, inizia il brasiliano naturalizzato belga. Ha lasciato il segno e il cuore in Sardegna: 5 anni in totale, dal 1992 al 1996 e poi di ritorno dalla Fiorentina, nella stagione 1999-2000: “Come si fa a prendere un gol del genere dopo 4 minuti? Godin ha fatto mondiali, è stato in grandi squadre, non può sbagliare in quel modo a inizio partita. Mi dispiace veramente troppo vedere il mio Cagliari così. È stato un club che mi ha dato tutto quando sono arrivato in Italia”. 

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“Non ci stanno con la testa”

Luís Oliveira
“Lulu” Oliveira con la maglia della nazionale belga: “In campo si gioca per una città intera” (Getty Images)

“Lulu” chiede un segnale soprattutto ai leader dello spogliatoio: “Sta succedendo qualcosa di strano. Ai miei tempi c’era rispetto per i compagni, per la società e soprattutto per la tifoseria. Se le cose andavano male il capitano era il primo che cercava di sistemare la situazione. Il Cagliari affronta squadre piccole e non riesce a batterle, è successo con Empoli, Salernitana e Udinese. In casa ci vuole un’altra mentalità. Quando c’era Mazzone onoravamo la maglia, in casa scendevamo in campo sempre per vincere, contro quelle alla nostra portata e anche con le grandi”. In primis è sbagliato l’approccio: “Il Cagliari anche l’anno scorso si svegliava solo dopo aver preso gli schiaffi. Vuol dire che i calciatori non ci stanno con la testa, non è un discorso legato all’allenatore, sarebbe facile mandarlo via… Si deve capire dov’è la ‘malattia’. Può capitare di sbagliare, ci mancherebbe, ma devi dimostrare sempre voglia e dimostrazione. Uno da fuori lo vede se si sta dando tutto. E io l’impegno ora non lo vedo”. 

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La salvezza passa per la fame in casa

Cagliari tifosi
I tifosi del Cagliari hanno contestato i calciatori dopo il ko con l’Udinese (Getty Images)

Oliveira non fa sconti e chiede ai giocatori un animo battagliero legato allo spirito di sacrificio: “L’Udinese ha pareggiato con il Milan, ma non si possono prendere 4 gol così. In casa devi essere aggressivo, avere fame, pressare. Ci vuole una voglia immensa di vincere, è quella la cosa più importante”. Per l’ex attaccante anche la società ha le sue responsabilità: “La classifica può allungarsi, speriamo che la dirigenza possa mettere in pratica un grosso cambiamento e trovare i giocatori adatti. Per esempio nella scorsa stagione non c’erano gli uomini giusti per il 4-3-3 di Di Francesco. Che senso ha prendere un tecnico e poi non costruire la squadra per lui? Questo però non toglie il fatto che bisogna dare sempre il massimo, anche se sei il numero 10 devi correre e sacrificarti. Nessuno può permettersi di mollare. Si gioca per una città intera, non per sé stessi”.