Revoca del Green Pass ai positivi, l’ok del Garante della privacy

Arriva l’ok del Garante della privacy sulla revoca del Green Pass ai positivi. Ecco cosa cambia sul certificato verde 

 

Arriva l’ok dal Garante della privacy sul Green Pass revocato ai positivi. La misura era da qualche tempo allo studio del ministero della Salute. Si proponeva di mettere in pausa, temporaneamente, il Green Pass per chi risulta positivo al Coronavirus, una sorta di revoca a tempo indeterminato della certificazione verde. La problematica era già stata sollevata da Roberto Speranza che aveva sollevato il problema alla Camera annunciando che la questione sarebbe stata ad un tavolo con le Ragioni. “Si sta approfondendo la possibilità di revoca, con la possibilità di prevedere una doppia opzione di stop, con segnalazione del medico ovvero attraverso il flusso dei tamponi molecolari positivi”, aveva annunciato Speranza. L’evidenza è che, chi è caso positivo a Sars-Cov-2, è soggetto all’obbligo di legge dell’isolamento fiduciario e pertanto non può utilizzare il green pass.

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Si attendeva il parere del Garante della privacy per dare il via libera alla misura. Ok che è arrivato. Infatti, l’Autorità per la protezione dei dati personali ha espresso, in via d’urgenza, parere favorevole sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che aggiorna le disposizioni relative alle Certificazioni verdi e agli obblighi vaccinali per alcune categorie di lavoratori. Si evidenzia che le misure sono lecite e conformi alla disciplina sulla protezione dei dati personali.

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La procedura per la revoca del Green Pass prevede che l’interessato venga informato, utilizzando i dati di contatto forniti dallo stesso. Il Garante della Privacy ha chiesto al Ministero della salute alcune integrazioni per rendere evidente all’interessato la modalità di verifica utilizzata dal verificatore con alcune modifiche dell’app VerificaC19. Come informa Adnkronos, “in conseguenza degli specifici rischi connessi ai trattamenti di dati personali in esame e avendo particolare attenzione alle possibili conseguenze discriminatorie, anche indirette, nel contesto lavorativo, l’Autorità ha chiesto al Ministero della salute di aggiornare la valutazione di impatto sulla protezione dei dati”. E’ stata inoltre disciplinata l’annotazione sugli albi professionali “senza ulteriori specificazioni dalle quali sia possibile desumere il mancato rispetto dell’obbligo vaccinale da parte dell’esercente la professione sanitaria”, prevedendo l’indicazione della circostanza che il professionista è sospeso.