Quanto chiasso, all’alba, pur di lapidare Alfonso Signorini

Una frase detta su un tema delicato e finisce nel caos. Così la libertà degli altri viene lapidata, e non importa che è colpita.

Guai a toccare l’affermazione di sé attraverso la sessualità. Sul tema è saltato ogni antico retaggio di riservatezza o, se vogliamo usare una parola ancora più desueta, di pudore. Quindi se ti senti donna pur vestendo abiti maschili è quasi un punto d’orgoglio che tu lo dica e tutti lì, deferenti ad ascoltarti, attenti ad usare i pronomi giusti, a non inciampare sul politicamente scorretto, quando si rivolgono a te. Puoi vestire gli abiti che vuoi, farti chiamare con un nome femminile, girare in minigonna anche se i dati all’anagrafe sono quelli di quando era la persona che dici di non essere più. E guai a chi ti offende, e va bene così. C’è del giusto in questo se non ci si prende la briga di pesare l’eccesso. Del resto, quest’ultimo esercizio non è più di moda, da nessuna parte.

Ma se un persona che può parlare liberamente della propria sessualità e affermare quel lato di sè nascosto, con tutto quello che questo implica – pensieri, convinzioni morali e la sensibilità più intima e resiliente – e ostentarla, anche, come se tutto nell’essere umano fosse riconducibile ad essa, liberamente sfiora un altro tema, dove la propria sensibilità, la propria visione del mondo sono messe in gioco, allora no, deve tacere.

“Noi siamo contrari all’aborto in ogni sua forma”

È questo lo strano paradigma emerso dopo le affermazioni di Alfonso Signorini che, durante il Grande Fratello Vip, è “caduto” su un’affermazione imperdonabile. “Noi siamo contrari all’aborto in ogni sua forma” ha osato dire rispondendo in maniera seria ad una boutade: la presunta gravidanza di una cagnolina. Ecco, il tono da leggero è diventato pesante. È stato questo l’unico errore di comunicazione da parte di Signorini, ma capita. Nulla di volgare, il volgare sarebbe passato inosservato. Ma se improvvisamente diventi serio e dici di essere convintamente contro l’aborto allora no, non importa a nessuno – o quasi – della tua sensibilità, dell’affermazione di te e delle tue convinzioni.

Perché Signorini, a cui il politicamente corretto ha accordato una speciale protezione in ragione della sua omosessualità, si è visto in un batter di ciglia revocato il lasciapassare rilasciato in nome della superiore sensibilità riconosciuta a chi non ha la disgrazia di essere banalmente – e oscenamente – eterosessuale. Le repliche sono state il solito vortice di grida che ha ricordato il chiasso con cui i romani furono svegliati all’alba, tanto tempo fa.

Alfonso Signorini – Notizie.com

Quindi: non sei una donna, non hai il nostro corpo, non sai cosa significa. È già, ora la sensibilità diversa può andare a farsi benedire, si ritorna alla dicotomia uomo donna con tanti saluti alla trasversalità sessuale così protetta quando un uomo in abiti femminili – che non troppo tempo addietro sarebbe stato banalmente chiamato travestito – ottiene in un batter di ciglia deferenza e rispetto in nome della propria sensibilità.

LEGGI ANCHE > De Luca, frasi durissime contro i No Vax: “Ecco cosa farei”

Fa sorridere, nella solita banale scompostezza delle repliche, quel sottolineare, in negativo, il plurale usato da Signorini “siamo”. Parla per te, hanno replicato, perché il “noi” lì dà fastidio come non mai. Chi tira pietre a Signorini non ha letto Whitman – e la sua affermazione “contengo moltitudini” – e non ha letto molte altre cose. Ma sì, certo, quasi ce ne dimenticavamo: quando quel chiasso svegliava Roma, all’alba, Whitman non era ancora nato.