Violenze carcere Santa Maria Capua Vetere: la decisione della Procura

Violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, arriva la decisione della Procura dopo aver esaminato tutti i casi che riguardavano ciò che accadde il 6 aprile del 2020

La decisione della Procura
Carcere Santa Maria Capua Vetere (screenshot video YouTube)

Ci sono novità importanti per quanto riguarda gli episodi di violenza che si verificarono nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, il 6 aprile del 2020. Pochi mesi fa le terribili immagini che circolarono sul web dove si vedevano poliziotti penitenziari picchiare e manganellare la maggior parte dei detenuti. Il tutto accade nel bel mezzo della pandemia del Covid. Negli ultimi minuti pare che si sia arrivati ad una vera e propria svolta per quanto riguarda questa assurda vicenda.

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La decisione della Procura è ufficiale. Cosa è stato deciso? Sono stati rinviati a giudizio ben 108 persone, tra agenti e funzionari dell’amministrazione penitenziaria che si trovavano all’interno della prigione casertana. Per dodici persone, invece, è stato chiesto l’archiviazione. Anche se non è assolutamente da escludere che possa essere notificato a loro un decreto penale di condanna pecuniaria per non aver denunciato il tutto. L’udienza ci sarà il prossimo 15 dicembre a partire dalla ore 09:30.

Carcere Santa Maria Capua Vetere, si va verso la svolta

Le persone che rischiano di andare sotto processo sono: Pasquale Colucci (comandante Nucleo operativo del centro penitenziario di Secondigliano) che in questo momento si trova agli arresti domiciliari, Antonio Fullone (ex apo delle carceri della Campania), Tiziana Perillo (comandante del Nucleo operativo traduzioni e piantonamenti di Avellino), Nunzia Di Donato e Anna Rita Costanzo (rispettivamente comandante del nucleo operativo Traduzioni e piantonamenti di S.M.C. Vetere e commissario capo responsabile del reparto Nilo).

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Inoltre figura anche il nome di Gaetano Manganelli (ex comandante della polizia penitenziaria del carcere casertano). Per loro si parla di reati gravi: tortura, lesioni, abuso di autorità, falso in atto pubblico e cooperazione nell’omicidio colposo di un detenuto algerino (in questo caos gli indagati sono dodici).