Femminicidio, pena dimezzata: la sentenza lascia senza parole

Un uomo, che ha assassinato la sua compagna nel 2018, si è visto dimezzare la pena dalla corte d’appello. La sentenza rischia di creare uno scomodo precedente

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Una sentenza su un femminicidio fa discutere

Una sentenza destinata a far discutere. Un femminicidio che porta la corte d’appello a dimezzare la pena dell’assassino, in quanto realmente pentito e sconvolto. I casi di femminicidio continuano a crescere. Un dato allarmante che non tende a placarsi. E alla luce di una sentenza spiegata ieri dal Tribunale di Firenze, aumentano gli interrogativi sul modo in cui la Giustizia italiana stia cercando di limitarli.

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Ma andiamo per ordine. L’omicidio avvenne il 24 novembre del 2018 in un ostello fiorentino. Una lite tra una ragazza cinese di 21 anni e un 32enne del Myanmar, ha portato l’uomo a scagliarsi contro la donna, uccidendola. Secondo quanto ha ricostruito la corte d’assise d’appello, l’uomo dopo aver strangolato la compagna, non tentò di scappare. Ma dopo essersi reso conto di ciò che era accaduto, si recò alla reception per dare l’allarme e far intervenire le forze dell’ordine. Il 32enne, secondo il racconto dei responsabili dell’ostello, confessò subito l’omicidio e scoppiò a piangere in attesa dell’arrivo della Polizia.

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Femminicidio, la sentenza che lascia interdetti

I casi di femminicidio e di violenza sulle donne sono in continuo aumento

Per la corte d’appello, l’uomo è “realmente turbato e sconvolto dall’azione compiuta. Un pentimento vero non come quelli visti nelle aule di tribunale . Analizzando il profilo psicologico del 32enne e la reazione immediata dopo aver compiuto il fatto la Procura ha stabilito che il suo modo di fare, “vale molto più di tanti pentimenti e richieste di perdono sbandierate in udienza a distanza di giorni se non mesi”, scrivono i magistrati nel motivare la sentenza emessa il 15 settembre. Già i giudici di secondo grado avevano concesso all’uomo le attenuanti generiche in ragione dell’atteggiamento tenuto nelle fasi immediatamente successive all’omicidio.

In questo modo la pena è stata praticamente dimezzata. In primo grado con rito abbreviato era stato condannato a 30 anni dal gup. Oggi, la pena è stata ridotta a 16 anni. Respinta invece la richiesta dell’avvocato difensore di riconoscere le attenuanti della provocazione. Il legale dell’uomo, l’avvocato Stefani, nonostante si sia dichiarato soddisfatto, ha annunciato il ricorso in Cassazione.