Concessioni balneari, proroga fino al 2023: c’è però un intervento netto

Arriva la proroga alle concessioni balneari fino al 2023: poi spazio alla riforma del settore, con una novità che farà discutere.

stabilimenti balneari proroga
Stabilimenti balneari, arriva la proroga (Youtube)

“Evitare il significativo impatto socio-economico che deriverebbe da una decadenza immediata e generalizzata di tutte le concessioni in essere”. Lo ha deciso il Consiglio di Stato dopo le udienze del 20 ottobre. Arriva quindi la proroga fino al 2023. Non un giorno in più, perché dopo la decisione arriveranno decisioni più nette sul settore, e una riforma per chiarire tutti gli aspetti relativi agli spazi e alle attività. 

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“Dal giorno successivo, tuttavia, non ci sarà alcuna possibilità di proroga ulteriore, neanche per via legislativa, e il settore sarà comunque aperto alle regole della concorrenza”. É questa la precisazione del Consiglio di Stato, che potrebbe quindi aprire un tavolo per creare una disciplina nazionale delle concessioni demaniali nel rispetto delle regole imposte dal diritto dell’ Unione Europea.

Concessioni balneari, ok alla proroga: c’è però una indicazione che potrebbe rivoluzionare tutto

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Stabilimenti balneari, in cantiere nuove regole (Youtube)

La strada è ormai delineata. Il Governo sceglie di prorogare le concessioni per evitare caos che in questo momento potrebbe creare gravi danni, non solo agli attuali gestori ma anche al settore turistico. Parallelamente però bisogna mettersi in linea con le direttive dell’Unione Europea in tema di rispetto delle concessioni demaniali e di concorrenzialità. In sostanza dopo la proroga non ne saranno effettuate altre.

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“Il confronto concorrenziale, oltre a essere imposto dal diritto Ue, è estremamente prezioso per garantire ai cittadini una gestione del patrimonio nazionale costiero. E anche una correlata offerta di servizi pubblici più efficiente e di migliore qualità e sicurezza. Potendo contribuire in misura significativa alla crescita economica e, soprattutto, alla ripresa degli investimenti di cui il Paese necessita”. Ultimo giro quindi, poi le nuove assegnazioni fino al 2033.