Zdenek Zeman festeggia le 1000 panchine e sceglie il giocatore più forte

Nel prossimo weekend il tecnico boemo festeggerà un traguardo importante. Tra i tanti calciatori allenati, non ha dubbi nell’indicarne il migliore

intervista Zeman
Zdenek Zeman festeggia le 1000 panchine in serie A

Con la Lazio ha collezionato un secondo ed un terzo posto in classifica. Alla guida della Roma ha dato spettacolo lanciando definitivamente il talento di Francesco Totti; con il Zeman ha espresso la parte migliore del suo calcio facendo stropicciare gli occhi a tutti gli appassionati di calco e a Pescara ha lanciato nel calco che conta Verratti, Insigne e Ciro Immobile. Zdenek Zeman raggiunge le 1000 panchine da professionista. Una carriera sempre in prima linea, fatta di gol, spettacolo, polemiche e discussioni. E’ stato uno dei tecnico più rivoluzionari e anticonformisti. Nelle sue avventure ha fatto divertire i tifosi e alimentato battaglie di ogni tipo. Che probabilmente gli hanno condizionato la carriera.

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Zeman su Totti: “Il Migliore”

Zdenek Zeman raggiungerà nel prossimo weekend un traguardo importante: le 1000 panchine da professionista. Oggi allena il Foggia, la squadra che più lo ha caratterizzato e che secondo lui, gli ha permesso di esprimersi al meglio: “La gara più bella? In un lontano Udinese-Foggia ci ritrovammo in nove uomini, ma in campo sembravamo in 12: movimenti perfetti, pareggiammo”. Non mancano i ricordi legati alle squadre romane: “L’8-2 della Lazio alla Fiorentina di Ranieri, Batistuta e Rui Costa e il 4-0 alla Juve di Lippi, Del Piero e Vialli, furono spettacolo puro. E il 5-0 della mia Roma al Milan di Capello, non fu una brutta partita”. Con i giallorossi ha guidato Totti. “E’ stato il più grande di tutti, ma il suo talento non è stato merito mio. Signori quando lo volli non aveva mai segnato e divenne un bomber implacabile. Ma la soddisfazione maggiore è stata mandare in Nazionale da club piccoli, giocatori che non ci si erano mai avvicinati”.

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Nel 1998 ha iniziato la battaglia contro il doping amministrativo e farmaceutico. “Non mi sono mai pentito di quel che ho detto e sostenuto. Il tempo mi ha dato ragione e il riconoscimento della gente ancora oggi è per me motivo di grande orgoglio. Ho sempre cercato di difendere i valori dello sport e del calcio. Vincere barando, non rispettando le regole o, peggio ancora, mettendo a rischio la salute degli atleti è una pratica criminale. Sono scoppiati scandali, ci sono stati processi sportivi e ordinari, condanne. È stato dimostrato che c’era tanto marcio. Non so quanto le mie parole siano servite a sollevare il coperchio sulla deriva che il calcio stava prendendo. Ma so che tanti all’interno del Sistema sapevano e speculavano perché su quelle derive si costruivano vittorie e fortune, si esaltavano o affossavano carriere. Io ho solo detto ciò che ritenevo giusto. Mi addolora solo sapere che a pagare il prezzo delle mie denunce siano state anche le mie squadre in campo”.